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La sveglia mancata e la voglia di non buttare una giornata meterologicamente perfetta. Cielo terso, temperature gradevoli nonostante il periodo e terreno asciutto. Decido così di salire al Crep Nudo, in Alpago per gustarmi uno degli ultimi tramonti del 2016. Partito comodamente alle 12.30 raggiungo la cima piuttosto in fretta (nonostante siano comunque  1200m di dislivello..) guadagnandola alle 15.30 restando così in attesa per un'oretta del calar del sole. Dalla cima la vista è grandiosa, con tutte le Dolomiti schierate: il Pelmo, il Civetta, i Monfalconi, il Duranno, Cima Preti..A valle solamente nebbia, ma la conca alpagota splende sotto gli ultimi raggi di luce!

Un inverno che tarda ad arrivare è un invito irrinunciabile per continuare a vivere la montagna. Decido così di partire alla volta della Val Meluzzo, di risalire verso il bivacco Marchi Granzotto buttando un occhio al Porton di Monfalconi, raggingere la forcella del Leone e ridiscendere dalla valle opposta. Un giro ad anello che ha superato di poco i 1100 metri di dislivello, con poco ghiaccio e neve (quella poca rimasta dalla nevicata di metà novembre..) buona per camminare anche nell'unico passaggio a nord raggiungendo la forcella del Leone. Che dire le Dolomiti Friulane sono una continua scoperta, anche quando pense di averle viste e riviste, ti sorprendono sempre!

Far conoscere un po' le Dolomiti a chi vivendo all'estero le ha viste solamente in fotografia. Quale miglior terrazzo se non il passo Giau ed i suoi dintorni. Con Brigitte saliamo di buona lena dal rif. Fedare puntando al m.te Nuvolau guadagnando poi le Cinque Torri ed il museo all'aperto delle loro linee di trincea. Il colpo d'occhio sulle Tofane è veramente notevole e la giornata tersa ha aiutato molto. Un bel giro ad anello, non molto frequentato vista la stagione "morta" (nel pieno della stagione la quantità di turisti che si riversa qui, complici le molte seggiovie, è davvero fastidiosamente troppa..) che fa sempre gola agli occhi!

Salita al Civetta in una calda (e tarda) mattinata del 23 agosto. Partenza da malga Grava, raggiungibile dalla strada che porta al passo Duran. Da lì parte subito il sentiero che aggira la parete sud del Civetta e porta a guadagnare l'attacco della ferrata Alleghesi (circa 2h). La ferrata è verticale e ha un discreto sviluppo; dall'attacco alla cima le ore di "sferragliamento" sono ben due! Poco sotto la cima trova riparo il rif. Torrani che sarà la mia tappa notturna prima di riprendere la discesa l'indomani per la ferrata Tissi. Due giornate limpide, un alba ed un tramonto memorabili. Un grande giro ad anello impegnativo quanto appagante!

Alpago. Agosto..11 di mattina (tardi, per me che alle 11 solitamente sono già al giro di boa..). Partita tardi, fra la strada che non si trovava, l'incertezza di Barbara (i 1200 metri di dislivello sono veramente diritti come una fucilata..) insomma ..con calma.
La verticalità del sentiero mi ha davvero impressionato, come mi ha impressionato del resto la vista dalla sommità, nonostante qualche nuvola aggrappata alle montagne circostanti non si volesse proprio dissolvere.

Prima uscita nelle alpi orientali purtroppo funestata dalla nebbia. Con partenza dall'Altopiano del Montasio il sentiero si inerpica fra i prati passando fra marmotte attente vedette e stambecchi che si sollazzano nella frescura mattutina. Finiti i prati il sentiero diventa via via molto impegnativo e richiede imbrago e caschetto (quest'ultimo indispensabile viste le frequenti scariche di sassi!) portando lentamente alla cresta del Jof ed alla fine alla sua cima a quota 2754 metri. L'itinerario iniziale prevedeva un anello, scendendo dalla cima in direzione biv. Suringar, ma la nebbia e le condizioni del tratto che si sarebbe dovuto scendere ci han fatto ridicsendere per la via di salita. Ritorneremo!!

Quando salii al Bedin, da distante notai subito la morfologia insolita di questo gruppo e mi ripromisi di farci un salto. La giornata non è stata limpidissima, e la cima mi ha regalato pochi attimi in cui le nuvole lasciavano spazio al sole. Tuttavia gli Sfornioi (e la Cima Nord) mi sono piaciuti, così come tutto il gruppo del Sasso di Bosconero e il Sassolungo di Cibiana. Cime e luoghi poco frequentati che hanno ancora il "profumo" di selvaggio e che sicuramente ritornerò a calcare, magari con un meteo stabile!

Lo conoscevo di fama; per sentito dire veniva definito il più bel bivacco delle Dolomit e..beh, come dar torto a questa definizione. Erano un paio d'anni che volevo salirci, ma come spesso capita tra impegni dell'ultimo minuto, meteo inclemente e vicissitudini varie..insomma ho sempre rimandato. Fino a che un venerdì, stacco da lavoro e mi fiondo per i milletrecento metri di dislivello fino al bivacco. Arrivo verso le 20, giusto per un tramonto che ti disarma; l'Agner, il Civetta, e tutte le cime lì in fondo..WOW! Una nota: per pura fortuna occupo l'ultima branda libera! (..e chi se lo aspettava fosse pieno di venerdì?!!)

Tentata nel novembre scorso ma abbandonata dopo il primo tiro perchè la compagna di uscita non se la sentiva, avevo un conto in sospeso con questa ferrata. L'avvicinamento è di circa un'oretta e mezza e poi su i moschettoni e via. Verticale, esposta, tanto lavoro di braccia, lunga, bella! Viene definita una delle più impegnative ferrate delle Dolomiti ma a mio modesto parere, c'è di peggio. La discesa, per esempio!! Giù per un canalone parallelo alla via di salita e con pendenze e salti "spaccagambe" che ti riportano a valle veramente provato, specie alle ginocchia. Essere partito poi con poca acqua e scendere col sole delle 15 a picco..non è stata una gran scelta!

Marzo e la neve che non se vuole andare. Partiamo io e Giorgio da poco sopra Selva di Cadore e con le ciaspole ai piedi puntiamo verso la cima del Mondeval. Risaliamo i pendii che d'estate brulicano di marmotte ora tinti di un bianco lucente verso forcella Ambrizzola per poi deviare decisi verso la "rampa" (calcata ampiamente dagli sci alpinisti) che porta alla cima. Sospesi sui cornicioni di neve ci gustiamo un panorama sublime, complice la giornata tersissima e scendiamo in direzione passo Giau dove ci porteremo poi nuovamente a Selva di Cadore!

La neve questo inverno si è fatta attendere, ma la voglia di fare due passi con le ciaspe c'è eccome. Decidiamo io ed Elisa di salire sull'altipiano animati dalla convinzione che lì di neve ce ne sarà a pacchi! Beh..pacchetti, diciamo..poca neve e rocce che affiorano spingono a pensare che forse bastavano i ramponi! Puntiamo a un saliscendi per la piana ed un giro di qualche chilometro spinti costantemente da un vento gelido, gustandoci le cime innevate, la Pala Grande, la Pala di Rosetta, la Fradusta, le Dolomiti..un 360° invernale non da poco! Poi, come spesso capita con Elisa..si finisce sempre per magiare. Tappa quindi, prima della discesa (in cabinovia..) al rifugiuo Rosetta!

 
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